Arrosto morto di piccione e sua versione goduriosa

Preparare l’arrosto morto di piccione, una volta procurati i piccioni (operazione non banale) è piuttosto semplice (come direbbe mia nonna: “che ce vole a fa’ du’ piccioncini”).

Ingredienti e Preparazione

Si mettono in una casseruola non troppo grande i piccioni a disposizione con olio e si fanno rosolare. Si sfumano con il vino bianco e poi si aggiungono quelli che mia nonna definirebbe “i soliti odori”, senza maggiori specificazioni perché la scelta degli “odori” è sempre frutto del’esperienza e del gusto personale (mia nonna dà la stessa definizione per ogni ricetta ed è per questo che è impossibile replicare le sue ricette se non la si è osservata cucinarle). Comunque, vanno aggiunti aglio, sale e pepe, olive nere, salvia e rosmarino. Si lasciano cuocere i piccioni coperti a fuoco basso (quasi morto, per l’appunto) per il tempo necessario, che si aggira solitamente intorno ai quaranta minuti. E l’arrosto morto è pronto. In questo modo il sapore è più autentico che mai, ma se si vuole fare una ricetta più goduriosa si può procedere a preparare l’arrosto morto come detto, magari senza le olive, ma a cottura della carne ultimata si aggiunge della panna liquida al fondo di cottura,  si porta un attimo a bollore e si spegne il fuoco. A parte si cucina  il riso in metà acqua e metà latte e poi si serve il riso in un piatto da portata basso con sopra i piccioni tagliati a quarti e il loro sughetto di cottura.

Provenienza della ricetta

L’arrosto morto di piccione è un piatto tipico della tradizione umbra (e zone limitrofe, direi) ….. credo che in pochi altri posti il piccione sia considerata una carne delle feste. La variante goduriosa, poi, è opera di mia nonna che la domenica aveva sempre a pranzo una dozzina di persone da sfamare, cosa non facile con i piccioni che, sebbene deliziosi, non sono certamente carnosi. Così aggiungeva un po’ di panna e il riso ed ecco subito trasformato l’arrosto morto di piccione in un appagante piatto unico.

Cosa rappresenta per te questa ricetta?

Questa ricetta rappresenta casa mia. Ovunque io sia mangio come si deve, apparecchiato e cucinato, ma il piccione no, quello si mangia solo in Umbria, quando si torna a casa. Quando telefono a mia madre per avvisarla che torno per il week-end lei mi dice: “lo so che sto diventando come tua nonna….ma che vuoi per cena? Se ti va posso prendere una coppia di piccioncini….”. Perché sì, i piccioncini sono sempre inseparabili e si comprano solo a coppie. È bello sapere che ovunque tu vada, ci sono sempre quei sapori che ritrovi solo a casa tua.

Chi sei?

Sono Marta, 31 anni, umbra di adozione romana. Devota del buon cibo dell’orto, del mercato, delle botteghe e della tradizione, convinta che un tortellino mangiato lontano da Bologna, una carbonara lontano da Roma o un canederlo lontano dall’Alto Adige non saranno mai altrettanto buoni.

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