Pomodori col ton

E’ il secondo piatto del menù della tradizione di Nonna Germana.

Ingredienti

3 pomodori, rotondi e maturi, 3 cucchiai di mayonese, 1 scatoletta di tonno da 160 grammi.

Preparazione

Lavare i pomodori maturi e tagliarli a fette sottili. A parte sgocciolare il tonno e unirlo ai 3 cucchiai di mayonese amalgamando il tutto e formando una crema. Predisporre le fette di pomodoro su un piatto liscio o da portata. Spalmare le fette di pomodoro con abbondante crema al tonno. Servire dopo aver lasciato riposare il piatto 15 minuti in frigorifero.

Provenienza della ricetta

San Pietro di Rosà. Veneto.

Cosa rappresenta per te questa ricetta?

Questa e’ la storia di una non-ricetta. Di quelle che inventi quando il frigo e’ vuoto, di quelle che chiamarle ricette ti sembra di offendere il pasticcio e l’amatriciana e le frittelle con l’uvetta e i pinoli impastate, fritte, spolverate di zucchero a velo. Ma questa e’ La ricetta: perché ha il sapore delle estati con i cugini quando avevo meno di 10 anni a San Pietro di Rosà, una microfrazione di un paese in provincia di Vicenza, il colore del tavolo della cucina della nonna, in legno solido e scuro. Era il nostro menù, ci metteva d’accordo tutti senza protestare. Metteva d’accordo me che non amavo la carne, mia sorella che non amava l’insalata e i nostri quattro piccoli cuori di bambini che volevano divertirsi mangiando. Credevo mia nonna Germana – per tutti la nonna Germi – l’avesse inventata sul momento, aprendo il frigo al mattino alle 11 finché in tv si aspettava la signora in giallo guardando una soap terribile che si chiamava ‘Celeste’. Secondo una mia ricostruzione postuma, nella scansia della porta del frigo avrebbe potuto aver trovato il tubetto di mayonese, due grossi pomodori da fare a fette nel cesto in basso della verdura, una scatola grande di tonno in dispensa. Quasi quasi non glielo volevo nemmeno chiedere come fosse nata questa ricetta. Ma un giorno per scrupolo intavolo il discorso: ‘Nonna ma come sono nati i pomodori col tonno?’ Si mette a raccontare, con gli occhi quasi lucidi e scopro che la non-ricetta scavalca 4 generazioni. Rivedo mia nonna che impasta mayonese e tonno in una ciotolina da giovane, quando non esistevano le scatolette a lunga conservazione e se volevi il tonno lo dovevi comprare al banco, come fosse sgombro. “La prima volta che la preparai – mi racconta nel mio totale stupore – ero a casa con mio papà. Tuo bisnonno vendeva polli al mercato, era un commerciante e, girando tante piazze, aveva una certa conoscenza delle ricette che si potevano trovare in giro. Gli preparai “i pomodori col tòn” e si mise a piangere. Si commosse nel mangiare un piatto che non aveva mai assaggiato, proprio lui che doveva averne viste tante.” Il mio bisnonno si commosse anche quando arrivò la prima caffettiera e il caffè uscì proprio da lì, da quel buchino su in cima a forma di gemma. Ormai la sua era possessività per una vita che sapeva non gli avrebbe permesso di stare al passo con le nuove tecnologie, che l’avrebbe lasciato andare quando ancora “i pomodori col ton” erano un cibo così moderno da lasciare basiti. “Me tocca morire sensa vedare tante robe” confessò alla nonna Germi. Lei invece a 80 anni suonati e una risata contagiosa che in vecchiaia la accompagna come un’allegra badante, continua a preparare i pomodori. E’ il secondo piatto del suo menù della tradizione. Come primo la casa propone una pasta (meglio se mezze penne) piuttosto scotta condita con abbondante ragù macinato misto, preparato con soffritto di cipolla, pomodoro, olio, salvia e rosmarino. Come secondo arrivano i pomodori col ton. E’ la nostra occasione per stare assieme nella semplicità, un rito che si ripete per figli e nipoti anche nelle giornate speciali: quando si ritorna dopo un viaggio di 15 giorni, quando si pranza alla domenica tutti assieme su quel lungo tavolo in legno solido e scuro che sa di casa, di estate, della mayonese di una volta mescolata forte col cucchiaio, di risate della nonna Germi, d’infanzia perduta e mai del tutto finita. Di pomodori col tòn.

Chi sei?

Lara Lago, con una g nel cognome che sta per Giornalista Golosa, una malattia dalla quale non ho nessuna intenzione di guarire!

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