Couscous del Pied-noir sradicato

Stavo preparando un solitario Couscous quando la “Regina dell’Impeto” suonò al citofono. L’unico elemento che non ci rendeva completamente diversi? Era una pied-noir e come i miei “consanguinei” portava addosso l’assurdità  dei confini. Per tutto ciò che rimaneva eravamo privi di eguaglianze, come, non so, Sole e Luna, no, no sono entrambi rotondi,….. ecco, si, il Parmigiano e il Cous Cous.

Si era fermata al bar del Gianicolo per  un aperitivo francese, una cosa gialla, con acqua e ghiaccio, non so; eccitata mi raccontava del Gelsomino selvatico che fa da siepe al locale e dei cespugli di capperi, insomma un pezzo d’Africa mediterranea appiccicate alle mura vaticane a pochi passi da casa. Con le mani sporche d’olio e di semola di grano cercai di concupirla ma non era aria; mi osservava con quel suo modo strano di osservare le cose: come molti pieds-noirs, a volte, aveva uno leggero strabismo: si, loro ti guardano, ma hanno lo sguardo rivolto costantemente al Sud, e l’altro, in questo caso io, quando è fortunato, diviene Sud.

Intanto l’altera Micha del quartiere Monteverde si era alzata dal letto e aveva raggiunto sdegnata la terrazza, e ora, attraverso i vetri osservava trasognata la nostra mortale dialettica. Mi stavo rovinando per la sua dieta a base di sushi, il suo pelo soriano splendeva ma io mi stavo rovinando per la sua dieta a base di sushi.

A, si, la ricetta; dunque prendo il libro di cucina “ la cucina dei pieds-noirs”…. chi sono i Pieds-noirs? I Pieds-noirs sono coloro che vivono o hanno vissuto con i piedi in continenti dal cuore di tenebra e la testa nel mondo occidentale, così ordinato e razionale, pulito ma senza odore. I Pieds-noirs per nascita o per scelta di vita, sono assediati dalla pregnanza di senso e vivono questa sensazione in modo tragico. Stanziali per necessità o per amore, cacciatori e raccoglitori per temperamento, sanno che esistono dei mondi stranieri e pensieri diversi da quelli che vengono loro proposti. Per loro le stazioni ed i porti non sono poi così tristi e depressivi, per loro i confini sono le zone del divenire dove la vita si rinnova nell’incontro e nell’addio. Incontaminati dalla lebbra comune della ripetizione, quando sono lontano dai luoghi amati, dove la vita gli ha sorriso stata fastosa, vivono da stranieri, come dice Camus “accampati vicino alle loro case” in una terra di nessuno che non gli appartiene, che non possiede l’odore del ricordo. Nei luoghi del nord non c’è quell’odore di sole e di tempo che trasforma le cose con urgenza, senza pietà. E allora aspettano il Sud, e nel loro sognare questo utopico Sud con irriverenza dicono di no e spostano le cose che nelle società ordinate non si possono spostare. Lei ora spostava le pentole dal tavolo e le cose della mia vita e diceva di no in modo sgarbato, maldestro; a me non rimaneva altro che crederle.

A già la ricetta? Ma è un segreto sacro, naturalmente…

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