Orecchiette con il sugo di braciole di agnello

DIRETTAMENTE DA BUENOS AIRES!!

Ingredienti e Preparazione:

Farina di grano duro coltivato nel campo attorno alla casa, nella campagna della Daunia Pugliese. Calcolare 2 manate unite per persona, immerse nel sacchetto di tela usato per conservarla. Sulla spianatoia di legno ruvido fare la classica fontana usando gli stessi pugni delle mani di prima (se sono ruvide, con i calli e bombate dall’ artrosi di chi lavora nei campi ancora meglio). Adesso aggiungete l’acqua che avrete preso dal pozzo, ricca di calcio e minerali, la quale sarà tiepida se lo fate in inverno e fresca se lo fate d’estate. Lavorate la pasta avanti e indietro badando che la spianatoia vi arrivi al costato e raccogliete ogni briciola della massa in un unico, liscio e soffice panetto che dovrebbe emanare un profumo di frumento alla distanza di 50 metri. Lasciatelo riposare avvolto con un canovaccio di mille colori. Scegliete i pezzi appropiati di carne di agnello per poi tagliarli come se fossero delle scaloppine, appiattirli un poco con un martello di legno e farcirli con poco aglio tritato (lo troverete facilmente seguendo l’ odore che vi porta a spostare una tendina fatta con la stessa stoffa dello strofinaccio, sotto al lavandino dove troverete anche delle cipolle e un olio super extra verginissimo di oliva). Procedete per la piccola farcitura con foglioline di prezzemolo e formaggio pecorino che poi dovete rimettere al suo posto sull’ asse nella cantina, un poco lontano dal vino e dall’ aceto e lo dovete ricoprire con uno straccetto (se è della stessa tela dello strofinaccio ancora meglio). Cercate disperatamente uno spago da cucina in tutti i cassetti dove potrebbe essere insieme alle pinze, le penne che non scrivono e le pastiglie per l’ artrosi ancora chiuse e mai prese. Se lo trovate, chiudere le braciole, se no usate degli stuzzicadenti (stanno nello stesso mobile con i cassetti…). La pasta segue spargendo il suo profumo mentre voi dorate la carne in un coccio di creta ormai diventato nero. L’ olio sapete dov’ è e quindi siccome è buono, ne usate poco. Bagnate con quel vino bianco che si fa in piccole proporzioni, giusto per cucinarci; coprite con un coperchio di metallo che lascia un po’ di spazio (perche’ non e’ il suo) però è meglio. Una volta che il vapore del vino ha quasi neutralizzato il profumo del frumento dovuto alla pasta, aggiungete una bella bottiglia di birra, cioe’ una bottiglia di birra nella cuale c’è la conserva di pomodoro fatta 6 mesi prima con i pomodori coltivati in un’ altra parte del campo intorno alla casa. Godetevi il sapore dell’ estate se lo fate d’ inverno e lasciate cucinare a fuoco lento per il tempo necesario che avrete bisogno per fare le orecchiette e datevi il lusso di fare contemporáneamente anche altre cose come per esempio, pulire i pavimenti, lavare la biancheria, stirare qualche mezza dozzina di camice e preparare il caffè per le visite improvvísate. Una volta invitati a fermarsi a pranzo alla vostra visita inaspettata, cucinate la pasta perchè il sugo sarà già pronto e conditelo in uno di quei piatti rotondi e profondi che contengono almeno 5 chili di pasta badando di servire sempre il pezzo di braciola piu’ grande all’invitato. Mi scuso se no posso mandarvi una foto ma purtroppo la unica che ho è quella di mia madre che corre a destra e a sinistra e che non si siede mai e poi sta in una memoria troppo grande che si perde un po’ negli archivi della nostra storia e ritarderebbe di molto il tempo di scarica.

Buon appetito a tutti voi!

Donato De Santis
http://www.dadonato.com

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