Il polpettone di pane

Riutilizzare il pane, e la Storia: nonostante un maggiore benessere fosse entrato da anni nella cucina di campagna della mia nonna Caterina (figlia del drammatico 28 Ottobre del 1922), ricette come questa non ne sono mai uscite. A presidiare un’identità che la Liberazione e il boom degli anni ‘60 non hanno mai scalfito. Così, anche negli anni ’90, a figli e nipoti laureati e con gli stipendi– addirittura come primo del pranzo della domenica- veniva spesso servito, “come se fosse di carne”, questo polpettone.  Una ricetta semplice e poverissima. Una ricetta che serviva a non dimenticare la propria storia e da cosa “si veniva”.

Ingredienti, ‘a dose per 4 persone

Il polpettone: 500 grammi di pane raffermo (di almeno un paio di giorni) – quello vero, cotto a legna, 3 uova di galline felici, 100 grammi di formaggio grattugiato (metà pecorino metà parmigiano), prezzemolo tritato appena strappato alla pianta, aglio tagliuzzato, sale q.b.

Salsa: 500 grammi di passata di pomodoro, meglio se fatta in casa, ½ cipolla del proprio orto, olio d’oliva, vero.

Preparazione

Dopo aver soffritto la cipolla nell’olio aggiungere il sugo. (Mia madre mi ha scritto preparato con poco olio, ma arrivate a fine ricetta prima di pensare che non si stia parlando, nel caso di mia nonna, di una tipica donna del Sud generosa in fatto di olio). Liberare il pane dalla crosta e sbriciolare la mollica. A questa aggiungere le uova, il formaggio, il prezzemolo, l’ aglio e il sale. Impastare con le mani unte d’olio. Per quanto tempo se ne abbia voglia. Formare 2 piccoli polpettoni e rosolarli in olio caldo rigirandoli sui 4 lati. Quando vi si sarà formata una crosticina tutto intorno calarli nel sugo che bolle. Tenerli dentro per circa un quarto d’ora e aggiungere anche un po’ dell’olio usato per friggere (Per viziosi). Togliere dal sugo far raffreddare. Affettare e servire con sugo caldo.

Provenienza della ricetta

La ricetta era della mamma di nonna. Nonna Mariuccia, nata e vissuta tutta la vita a San Lorenzello, paesino in provincia di Benevento, Sannio, Campania.

Cosa rappresenta per te questa ricetta?

Quello che sono, da dove vengo. La lotta di una generazione contro una storia avversa. I sacrifici che hanno portato la mia generazione ad avere il privilegio di andare in giro per il mondo. E di apprezzare le prelibatezze di altri mondi. Il testimone. Un ricordo. Un dono, come ogni ricetta di casa. E le mani di mia nonna che mi hanno accarezzato per anni.

Chi sei?

Rosanna Prevete, trent’anni compiuti da poco. Sannita. Dagli studi romani in Scienze Politiche a un attuale fissa e fantasia: la social innovation. A vent’anni mi immaginavo a Rio o a Barcellona a questo punto della mia vita e invece mi ritrovo a Milano a fare un master in Gestione dell’Impresa Sociale.  Negli ultimi anni non ho mai avuto le mie cose per più di sei mesi nello stesso posto. Dal Portogallo a Londra, da Napoli a Dublino. La mia casa sono la mia famiglia, i miei fratelli e i miei compagni e gli spazi che li difendono. Il mio mondo è senza confini e senza galere. Per citare una frase di Cheever : “le uniche certezze che ho sono l’importanza dell’amore, l’odore di fritto e la musica della pioggia”.

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