Polpette di melanzane (fritte!) con salsa di limone

La polpetta fa parte della nostra cultura, nostra intendo per noi terroni, cioè io. 

Ingredienti:

Per le polpette: melanzana lunga violetta di Napoli raccolta la mattina, pane raffermo di grani storici o vascuotto di Tramonti, formaggio pecorino stagionato di Zì Carminuccio, petrosino fresco (prezzemolo), pepe nero in grani del Commercio Equo Solidale, aglio fresco, sale marino integrale di Sicilia q.b., uova rigorosamente di gallina felice (che razzola), olio extravergine d’oliva. 

Per la salsa di limone: limone rigorosamente “Sfusato Amalfitano”, pan grattato o vascuotto grattato, aglio grattugiato, vino bianco, sale un pizzico, olio extravergine d’oliva.

Preparazione

Per le polpette: per  gli ingredienti delle polpette non esistono quantità! Si fanno a gusto con quello che c’è, e, d’estate in Costiera Amalfitana sembra che le polpette di melanzane così come le descrivo si possono fare ogni giorno. Se gli ingredienti non ci sono non si acquistano … arriveranno! Basta avere un pizzico di pazienza ed un po’ di fantasia per modificare a proprio piacere la ricetta a secondo di quanto abbiamo a disposizione. La melanzana lunga violetta di Napoli è la mia preferita, anche per la parmigiana, ha un gusto deciso e piccante ed un po’ amarostico. Le taglio a cubetti le metto in una scodella con acqua e sale e le lascio scaricare un po’, dopodiché le stendo su un panno, al sole d’estate, e lascio che si asciughino. Intanto spugno del pane raffermo o dei vascuotti (biscotto duro tipo fresella) in acqua, quando sono morbidi li strizzo affinché esca tutta l’acqua assorbita. Macino in un macinino a mano, comprato al mercato turco di Sarajevo, il pepe nero in grani, decisamente più aromatico di quello già macinato, ne metto abbastanza. Taglio con la mezza luna molto prezzemolo ed aglio. Grattugio il pecorino di qualche amico pastore della zona, ed aggiungo un pizzico di sale.  Quando le melenzane sono ben asciutte le friggo in olio extravergine di oliva e le lascio asciugare su di una carta del pane (qualcuno non le frigge io SI!!!). Unisco tutto in una zuppiera ed impasto aggiungendo un uovo per amalgamare il tutto. Faccio le forme tonde e non troppo grandi e le ripasso nel pan grattato. Friggo poche polpette alla volta in un dito di olio extravergine d’oliva rigirandole finché la doratura non mi soddisfa.

Per la salsina di limone: soffriggere appena tre spicchi d’aglio grattugiati in olio extravergine d’oliva. Togliere dal fuoco ed aggiungere mezzo bicchiere di vino bianco,  il succo di un limone, la buccia grattugiata dello stesso limone, un pizzico di sale e mettere sul fuoco a fiamma lenta non per cuocere, ma giusto per amalgamare, togliere dal fuoco. Quando si raffredda aggiungere un cucchiaio di pan grattato e mischiare bene.

Servire la sera d’estate! disporre le polpette nel piatto, quante si preferiscono, ma sempre dispari, versando un cucchiaio di salsa di limone per porzione.

Provenienza della ricetta

Il ricordo specifico della polpetta di melenzane che mi ha toccato in modo irreversibile è stato sulla costa Ionica, a Caulonia (RC) durante il festival della tarantella, quando ancora c’era gusto, oggi è cambiato tutto! La signora che mi ospitava, nel centro storico almeno 15 anni fa a “fine” estate, preparava le melenzane sott’olio in quel periodo, la notte, quando il sole Calafricano calava, iniziava il suono degli organetti, la tarantella calabrese, vino, tamburelli e polpette di melenzane ad ogni portone. Prima che tutto cambiasse, sono tornato a Caulonia per qualche anno specialmente per le polpette. La scorsa estate le ho re-incontrate in Costiera Amalfitana, a Casa Palomba, località Vecite/Maiori (SA) dove Lucia ogni mattina veniva a trovarci a colazione salendo i soliti 340 gradini e portando ogni giorno qualche frutto del giardino confinante (così qui chiamano gli orti a terrazze) di Zì Pietro il papà di 83 anni. Le chiedevo sempre una nuova ricetta locale e così passando dal Sarchiapone (un piatto tipico di Atrani) al Concerto (liquore tipico di Tramonti) un giorno con 3 belle melenzane violette arrivammo alle polpette! La salsina di limone a Senem gliel’ha insegnata Rossana, la Mastra di Feste di Casa Palomba. Gli ingredienti sono tutti reperibili nel giardino biologico di Palomba o, quando li porta Lucia di Zì Pietro, l’uovo nel pollaio del gallo “El Cantador”. Il vino se nessun viandante si presenta a cena col “Furore Bianco” va bene anche il “Selvaggio” vino bianco del Sig.Antonio contadino giù ai 340 gradini di Palomba.

Da allora le ho riproposte in diverse occasioni sbizzarrendomi poi nelle varianti, dalla zucca al tonno di Cetara, ma le migliori restano sempre le polpette di melenzane con salsina di limone “sfusato amalfitano” condivise con amore con viandanti da tutto il mondo una sera d’estate sulla terrazza di Casa Palomba!

Cosa rappresenta per te questa ricetta?

Le origini della Purpetta nei miei ricordi da 0 a 37 anni fà. La polpetta fa parte della nostra cultura nostra intendo per noi terroni, cioè io. Senem di origini arabe ne ha 2 varianti con carne “halal” di pecora e bulgur che sono altrettanto squisite Krus e Kebbè. Io sono cresciuto a Napoli a “purpette ca sarza” (polpette di carne con sugo di pomodoro molto ristretto) che quasi, a volte, la domenica possono sostituire il ragù perché col sugo ci condisci i ziti spezzati, ma per me è stato sempre un dilemma: Meglio a purpetta ca sarza o purpette e friarielli? Dai nonni materni Calabresi in Sila sul Lago Ampollino invece la polpetta era di ricotta al brodo caldo, d’inverno vicino al camino, l’opposto della ricetta che propongo. Quel gusto ormai è solo un ricordo d’infanzia. Le melenzane si mangiavano alla marina a Botricello, oggi provincia di Crotone, dalla Zia di mamma, ma era un altro gusto perché la melenzana che si coltiva è tonda e grossa, diversa da quella lunga napoletana.

Chi sei?

Gianpietro 30 anni e Senem 37 “Gipsy Lovers”, veniamo dal sud e dall’oriente, viviamo in Costiera Amalfitana a Erchie (Salerno), abitanti, viaggiatori, contadini, fornai.

Ci occupiamo di agriCultura naturale, autoproduzioni, musica, cibo e tradizioni popolari, rurali, sane, ambientaliste, meticcie e festaiole!
Attualmente abitanti del pittoresco borgo di Erchie (Salerno), a 50mt dal mare, dove ospitiamo viaggiatori attenti e responsabili, amanti di un turismo lento e culturale, di escursioni integrate tra mare e montagna. Remiamo ed ascoltiamo barcaioli, venti, storie di mare e di pesca. Incontriamo e ci confrontiamo con gli ultimi anziani contadini tra orti, scale, terre abbandonate, limoneti, viti centenarie e terrazzamenti, case a botte e peschiere. Transumiamo e camminiamo per sentieri montani e strade costiere con pastori e pastorelle, muli, capre e pecorelle… Riscoprendo la luna sull’acqua, l’apertura del mare, respirando iodio, sole e sale ed immaginando una connessione tra mare e montagna, tra contadinanza e transumanze, tra selvatico e coltivato, tra pane e pesci …

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