Chisulin (frittelle)

Ricetta per cucine povere davvero, per nonne e madri che non potevano buttare niente. 

Hanno imparato a mischiare sapori.

Ingredienti
 (di base avanzi)
Riserburin: riso
brodo preparato con ossa, prezzemolo tritato
, burro
, un goccio d’olio.

Chisulin: minestra avanzata, uova, latte, farina, buccia di limone, zucchero, olio di semi (i padri usavano i graton, palle di grasso di maiale).

Preparazione

Riserburin: in una pentola alta, si scotta il riso e di tanto in tanto si aggiunge un mestolo di brodo sino ad affogare il tutto.
 Si lascia borbottare per 30 minuti poi si aggiunge il prezzemolo e una noce di burro.
 Si copre e si lascia mantecare. Qualcuno spolvera di grana padano.

Chisulin: si prende la minestra avanzata, addormentata sui fornelli ad addensarsi.
 Pasto della sera, bollente.
 Pasto delle sere successive, sempre più densa. Solo al terzo giorno si interviene aggiungendo.
 La minestra si fa empirica.
 La si toglie dalla pentola, si ripone in una marmitta e si mescolano uova, latte, farina e buccia di limone.
 Si mescola sino ad ottenere un impasto morbido. 
In una padella si scalda l’olio di semi o i graton. Con un cucchiaio si lascia tuffare l’impasto nell’olio bollente dove devono stare sino a quando diventeranno del colore delle foglie d’autunno diceva la mia nonna. In pochi secondi il chisulin è pronto. Ancora caldi si passano nello zucchero.  Son più buone calde, fredde solo se si avanzano.

Provenienza della ricetta

Non conosco la vera origine se non quella della mia infanzia. Ricetta ereditata, tramandata, risalgo a tre generazioni fa, oltre non riesco ad andare.
 Giorno di festa quando in tavola c’erano i chisulin. 
Segno che era arrivata la paga, si potevano aggiungere ingredienti preziosi.
 E soprattutto avevo la certezza di non mangiare più minestra quella sera.

Cosa rappresenta per te questa ricetta?

Mi torna dolcezza pensare alla merenda dalla nonna, che ho continuato a fare anche dopo i miei vent’anni. Ci portavo il fidanzato dalla nonna. 
Lei per l’occasione toglieva dall’anta della sua pesante credenza una bottiglia di Vov che lei stessa aveva preparato e che elargiva con risparmio.
 Mia nonna Adelaide lo mondava il riso, coi piedi a macero nelle risaie. 
Il riso non è mai mancato in cucina, era parte della paga. 
Ho ereditato da lei la terra, stare china a raccogliere sino al tramonto.
 Qualunque cosa facessi. 
A godere di poco. Che era tanto.
 Ora che sono mamma restituisco a mio figlio la stessa dedizione e gli stessi scrupoli. 
Attenzione a ciò che la terra regala e niente sprechi. A continuar dolcezze semplici, anche in cucina con la minestra della sera, bollente e frittelle il giorno dopo, calde. 
Lascio perdere il Vov che considero la sola brutta abitudine della nonna, una conseguenza del boom economico. 
La cucina è il luogo di silenzi, tristezze e dolcezze, di minestre riscaldate che diventano empiriche grazie alla memoria e alla tenacia delle donne. 
Io e la mia nonna come brave contadine abbiamo dovuto imparare a trasformare e addolcire. Cucinare è trasformare.

Chi sono?

Giulia Bonaldi, origine lodigiana, Pianura Padana, diplomata all’accademia di belle arti a Milano in scenografia.

Attualmente poco occupata. 
Mamma di Olmo
. Moglie di nessuno.

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Un pensiero su “Chisulin (frittelle)

  1. Finalmente la ricetta dei chisöi ( così li chiamava mia mamma) fatti con la minestra avanzata! Ho chiesto a destra e a manca ma nessuno la conosce…Lei però ci metteva anche la mela affettata. Ah, mia mamma era di S. Angelo Lodigiano!

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